Se la vita ci è resa difficile da questa assurda malattia, noi non ci arrendiamo!
"Short-term profits can short-change our future...The cost of ignoring the chemical effects on human health is quietly but steadily growing ever higher, creating a dangerous risk to the very underpinnings of society" Cindy Duering
"Scopo e compito della scienza (episthmh) è lo scoprire qualcosa che non è stato ancora scoperto e il cui esser scoperto sia preferibile al restare ignoto". Ippocrate

mercoledì 29 dicembre 2010

Attenzione alla stella di Natale

La stella di Natale  può nascondere delle insidie perché può provocare prurito, eritema o bruciore agli occhi quando viene a contatto con l’epidermide, fino a sfociare in una vera e propria congiuntivite allergica.

Questo avviene perchè se si lacera una foglia o si taglia il fusto, al suo interno è contenuta una sostanza che può risultare pericolosa.

Infatti è risultato che il 30% delle intossicazioni da vegetali nei mesi invernali è dovuta proprio da questa pianticella ma anche da vischio, pungitopo e bacche rosse di agrifoglio che, dotate di una tossicità differente procurano quadri clinici differenti: si incomincia con semplici effetti irritativi fino ad arrivare a veri e propri problemi gastroenterici.


La stella di Natale risulta essere tossica per via del triterpene, una sostanza velenosa che è contenuta all’interno di alcune parti della pianta.
Questa sostanza che fuoriesce dalla pianta se vengono tagliate le foglie o il fusto, risulta essere pericolosa nel momento in cui entra in contatto con l’epidermide e gli occhi.
È molto importante quindi tenere la pianta lontana dalla portata dei bambini e, in caso di intossicazione, è necessario posizionare la parte che ne è entrata in contatto, sotto l’acqua corrente per alcuni minuti e poi proteggerla con un panno asciutto, dopodiché è importante rivolgersi al proprio medico.
Quindi in questo periodo di festività è importante fare attenzione non soltanto a possibili intossicazioni alimentari (come salmonella o ciguatera), ma anche a contatto con vegetali che possono provocare delle irritazioni cutanee per non vedersi rovinate le feste.

DECALOGO PER IL 2011 DELL'ONCOLOGO TIRELLI

 Nuovo anno, nuovi propositi per prendersi cura di sé e trascorrere un altro anno in buona salute. Il prof. Tirelli, Direttore Del Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano, suggerisce il decalogo della buona salute che ha messo a punto per il 2011


1) Non Fumare o, se si fuma, smettere immediatamente. 2) Non abusare dell'alcool: qualche bicchiere di vino al giorno ai pasti può fare addirittura bene, ma non bere mai fuori dai pasti, se non in circostanze eccezionali (feste, ecc.).
Attenzione all'alcool e ai superalcolici nei giovani e nei giovanissimi. 3)Mantenere il giusto peso: controllando l'alimentazione (meno grassi e carne e più frutta e verdura di stagione) facendo ricorso all'attività fisica (se si è giovani facendo sport e/o frequentando una palestra, altrimenti una camminata a passo veloce di mezz'ora a giorni alterni può essere sufficiente). 4) Essere prudenti al volante: non bere prima di mettersi alla guida, moderare la velocita', non usare il telefonino evitando anche se possibile vivavoce e auricolare, ed essere comunque cortesi con gli altri automobilisti e rispettosi di pedoni e ciclisti. 5) Possibilmente lasciare l'auto a casa e camminare o andare in bicicletta: si diminuisce così l'inquinamento (che è dovuto soprattutto ai gas di scarico) e si fa contemporaneamente attività fisica. 6) Non eccedere nell'esposizione al sole o a sistemi artificiali, che predispongono ai tumori della pelle (anche potenzialmente mortali come il melanoma).

7) Se si riscontrano anomalie persistenti - quali tosse insistente, voce alterata, difficoltà a respirare, cuore che batte irregolarmente e frequentemente, febbricola, calo di peso inspiegato, sanguinamento inspiegato a livello della bocca o delle vie genitali o del retto, noduli della pelle come nei che cambiano colore o che sanguinano o che danno solo prurito - andare dal proprio medico di fiducia.
8) A seconda dell'età, è auspicabile procedere agli Screening per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori dell'utero, della mammella, del colon retto, della prostata.
Se si hanno parenti stretti (genitori, figli, fratelli) che hanno sviluppato tumori della mammella, colon retto e prostata, sussiste un aumentato rischio di sviluppare questi tumori e potrebbe essere necessario adottare indagini di screening più sofisticati e più precoci. 9) Monitorare il rischio cardiovascolare, controllando pressione arteriosa, colesterolo tra gli altri, oltre che le proprie abitudini alimentari, il peso, il rischio famigliare, ecc., consultando il proprio medico di fiducia ed eventualmente il cardiologo.
10) Porre massima attenzione alle malattie che si trasmettono per via sessuale - che non sono assolutamente scomparse ma anzi in aumento - adottando in base ai propri principi etici e religiosi i seguenti provvedimenti: astinenza (soprattutto nei giovanissimi), relazioni stabili e fedeli con un unico partner o in alternativa l'impiego del preservativo.

fonti: asca
      Adncronos

Natale a rischio allergie, colpa di alberi e addobbi

Polvere e muffe accumulate nei ripostigli contaminano stelle comete, palle colorate e muschio. E provocano crisi allergiche e asma
9 DIC – Anche a Natale l’allergia si può far sentire. Colpa dell’albero (finto o vero che sia), del presepe e di gran parte dei tipici addobbi natalizi, che scatenano dermatiti da contatto, rinite allergica o asma in un italiano su quattro. Parola di uno specialista come il professor Giampiero Patriarca, ex direttore del Servizio di allergologia del Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma.
“Già quando si aprono le scatole, conservate per un anno intero in cantina o in soffitta, contenenti capanne, stelle comete, palline colorate, si solleva inevitabilmente della polvere o si viene in contatto con delle muffe nate nel muschio del presepe e che rappresentano per gli allergici il primo fattore di rischio”, avverte Patriarca. Bisognerebbe dunque essere prudenti, lasciando tutto per un po’ all'aria aperta, prima di maneggiarle.
A far entrare in crisi gli allergici ci sono poi le materie plastiche con cui sono fatti gli alberi finti o le decorazioni, responsabili di eczemi o dermatiti. Ma anche le resine che impregnano la corteccia degli abeti veri possono provocare manifestazioni allergiche da contatto. Potenziali veicoli anche le tradizionali Stelle di Natale: “L'euforbia pulcherrima, questo il vero nome della pianta, è impregnata di una sostanza lattiginosa che può scatenare sia allergie da contatto che respiratorie. La pianta infatti causa reazioni crociate con il lattice della gomma: tutti coloro che hanno questo tipo di allergia sono intolleranti anche alla Stella di Natale”. Attenzione quindi anche al Ficus Benjamin, che contiene la stessa sostanza irritante.
fonte: 

martedì 28 dicembre 2010

Gli studiosi mettono in guardia gli utenti dei campi da sci sui pericoli della sciolina

La sciolina può esporre gli utenti a perfluorochimici (PFC) che si accumulano nel corpo e può comportare gravi  rischi per la salute: malattie cardiovascolari, danni al fegato, disturbi ormonali e  cancro.
Due nuovi studi, condotti in Svezia e in Norvegia e pubblicati a settembre, hanno rilevato che i tecnici, che hanno lavorato con la cera per le squadre in gara nella Coppa del Mondo di sci, avevano livelli molto elevati di PFC nel sangue. I loro livelli del composto perfluoroottanoico o PFOA, erano fino a 45 volte superiori rispetto alla media. Il secondo composto con valori più alti è stato l'acido perfluorononanoico (PFNA), un  contaminante diffuso nella fauna selvatica che è ora in aumento anche nell'uomo.
Fonte: Environmental Health News
leggi anche DETOX Campaign

giovedì 23 dicembre 2010

Lodevole iniziativa del Comune di Pistoia: acqua di qualità alla spina

 Il comune di Pistoia ha fornito i dati relativi al servizio di acqua di qualità alla spina, erogata da tre fontanelle pubbliche installate lo scorso dicembre. I numeri testimoniano che l'iniziativa è piaciuta ai cittadini: quattro milioni di litri di acqua potabile prelevati in un anno, 933 quintali in meno di rifiuti di plastica da trattare (corrispondenti a oltre 2 milioni e 600mila bottiglie da un litro e mezzo) e una riduzione di emissione di CO2 pari a 214 tonnellate.
Fonte: greenreport
Foto: blog.rodigarganico

martedì 21 dicembre 2010

La UE stabilisce quali sono «Le sostanze attive che non possono essere utilizzate nei prodotti biocidi»


Il provvedimento approvato «Vieta le sostanze che possono causare il cancro, delle mutazioni o dei problemi di fertilità, così come i prodotti chimici che agiscono come perturbatori endocrinologi» Cioè le sostanze persistenti, bio-accumulabili e tossiche. «Andando oltre la proposta della Commissione, il Consiglio ha anche vietato i prodotti nocivi per l'ambiente. 
 Il regolamento UE si riferisce anche a molti articoli che contengono prodotti antiparassitari, come i sacchi a pelo, i divani ed i calzini anti-odore trattati con biocidi che non potranno essere più trattati con prodotti chimici non autorizzati e dovranno essere etichettati per la sicurezza dei consumatori.
«Questi obblighi si applicano a tutti gli articoli trattati con biocidi che si trovano sul mercato dell'UE, compresi gli articoli importati».
fonte: greenreport

sabato 18 dicembre 2010

I LED non sono così ecologici come sembra

 Infatti, l'impatto ambientale dei Light-Emitting Diode (LED) è alto e, per la loro tossicità, dovrebbero essere classificati come rifiuti pericolosi. 
Siccome durano a lungo, generano poco calore e non contengono mercurio, i diodi che emettono luce (LED) appaiono come l'ideale fonte di luce ecologica. Ma uno studio, condotto da alcuni  ricercatori dell'Università della California, rileva che, per gli standard della California, i LED di piccole dimensioni usati per prodotti come le luci di Natale, segnali stradali, e telecomandi devono essere classificati come rifiuti pericolosi.

L'ingegnere dei materiali Julie Schoenung e i suoi colleghi hanno sottoposto i led di nove colori alle prove di percolazione che utilizza l'agenzia per la protezione ambientale della California per determinare se un prodotto è pericoloso. I ricercatori hanno polverizzato i LED e mescolato le polveri con degli acidi per rappresentare le condizioni chimiche che i LED  incontrano in una discarica. Utilizzando la spettrometria di massa, hanno misurato la quantità di metalli fuoriusciti dalla reazione.

Solo un LED, quello rosso, ha fallito il test federale che usa l'acido acetico: è risultato un inaccettabile livello di piombo. Otto su nove dei diodi hanno registrato alti livelli di rame, piombo, nichel, argento, utilizzando gli standard più rigorosi della California che coinvolgono l'acido nitrico. I ricercatori hanno  rilevato anche i metalli dalla porzione dei semiconduttori dei LED come gallio e indio, che non hanno stabilito limiti di soglia regolamentare.

 Schoenung dice che questi prodotti vanno smaltiti con precauzione per i loro componenti pericolosi. "Le aziende dovrebbero cercare di sostituire questi componenti tossici o predisporre il recupero e la riciclabilità per i loro prodotti."

Megan Schwarzmann , un medico e ricercatore della sanità pubblica presso la University of California, Berkeley , dice che le nuove scoperte non indicano un pericolo per i consumatori durante l'uso del prodotto. Ma  dice che lo studio sottolinea la necessità di considerare il ciclo di vita completo del prodotto.
fonte: Chemical & Engineering News 

Deficit dell'attenzione/iperattività: la ricerca approfondisce l'influenza dei fattori ambientali.

Anche se gran parte delle ricerche sul Deficit dell'attenzione/iperattività (ADHD) si sono basate sui fattori neuropsicologici, neuroanatomici, neurochimici e sulle basi genetiche, siamo ancora lontani dal comprendere appieno la sua eziologia. Data l'impossibilità di spiegare l'ADHD, su basi esclusivamente genetiche, si è intensificato l'interesse per l'influenza dei fattori ambientali, compresa l'esposizione a contaminanti chimici. Ad oggi, la maggior parte degli studi su questo argomento si concentra solo su due agenti inquinanti, il piombo e i PCB, anche se sta iniziando ad essere considerata la potenziale incidenza di altri prodotti chimici. La nostra speranza è quella che l'evidenza tra le analogie tra gli effetti neurocomportamentali di questi contaminanti e i deficit riscontrati nei bambini con ADHD motiverà ulteriormente la nostra ricerca sull'influenza delle esposizioni chimiche ambientali sul Disturbo dell'attenzione/iperattività.


È  necessaria una migliore comprensione del loro ruolo sull'ADHD e sugli altri disturbi neurologici dello sviluppo, e questa conoscenza potrebbe essere utile nella ricerca di altri agenti ambientali tra cui i ritardanti di fiamma bromurati, il bisfenolo A, gli ftalati, i pesticidi organofosfati e i prodotti chimici perfluorinati, che recenti ricerche hanno indicato come possibili fattori associabili ai Disturbi di attenzione/iperattività.

giovedì 16 dicembre 2010

Gli endocrinologi a congresso puntano il dito sugli interferenti endocrini: attenzione all'inquinamento ambientale

Oggi emerge sempre più chiaramente la necessità di coinvolgere l’endocrinologo nella gestione di importanti malattie metaboliche e cardiovascolari, che richiedono un serio approccio multidisciplinare, con particolare riguardo alla prevenzione del rischio cardio-vascolare. I principali fattori di rischio cardio-vascolare (ipertensione arteriosa, obesità, diabete mellito, aumento del colesterolo e dei trigliceridi circolanti) e numerosi eventi cardio–vascolari come l’infarto del miocardio o l’ictus cerebrale, sono determinati o aggravati in moltissimi casi da disfunzioni di tipo endocrino.
Interferenti endocrini: nell’ambiente si diffondono con sempre maggiore frequenza particolari categorie di sostanze chimiche o naturali, in grado di interferire negli equilibri degli ormoni sessuali e di determinare effetti nocivi a vari livelli sulla salute degli esseri viventi. Una delle conseguenze più gravi ed imprevedibili di questo fenomeno è la potenziale interferenza di tali sostanze, definite “endocrine disruptors” (ED), con il sistema endocrino e le capacità riproduttive, sia negli animali che nell’uomo. Una volta dispersi nell’ambiente, questi composti non si degradano e penetrano nell’organismo attraverso la cute, le mucose, l’apparato respiratorio o per via orale. “Pur se nati con scopi diversi –ha spiegato il Dottor Garofalo -, come additivi delle plastiche, pesticidi, fitofarmaci, ecc, casualmente hanno la capacità di bloccare l’azione degli ormoni, in particolare gli androgeni, una volta nel corpo”. “Gli interferenti endocrini – ha aggiunto il Dottor Garofalo – agiscono durante lo sviluppo sessuale che inizia nel grembo materno e si conclude intorno ai vent’anni, con fasi più o meno intense. Contrastano l’azione degli ormoni sessuali, frenano tutto il processo di sviluppo sessuale e influenzano anche il comportamento.Gli interferenti endocrini agiscono anche come agenti mutageni, sono, cioè, in grado di modificare il DNA o la sua espressione, la cui parte più dinamica, l’epigenoma, viene continuamente indotta, modulata e trasformata dall’ambiente. 
Esporre costantemente il nostro DNA ad un inquinamento sempre maggiore, in particolare a metalli pesanti, a particolato ultrafine, agli idrocarburi aromatici, al benzene, alle diossine, ai cosiddetti distruttori endocrini, nel lungo periodo modella l’epigenoma e crea le basi per determinare quelle mutazioni genetiche che poi provocano particolari tipologie di tumori. La prevenzione, dunque, assume un ruolo fondamentale: da un lato bisognerebbe avere maggiore attenzione all’inquinamento ambientale, in particolar modo nelle città; dall’altro si dovrebbe limitare l’esposizione delle mamme in gravidanza, soprattutto per salvaguardare la qualità di vita e l’assetto (epi)genomico delle generazioni future”.
fonte: liquidarea

Piante amiche

Questo gruppo di piante è stato testato dalla NASA (l'agenzia spaziale USA) nell'ambito di studi sulla purificazione dell'aria nelle basi lunari. Ogni pianta tra quelle citate ha una particolare versatilità nell'assorbimento di uno o più inquinanti. Molte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal testo "Amiche piante" di B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato a questo progetto. Le piante qui indicate sono tutte idonee a vivere in appartamento, con lo scopo di depurare l’aria che vi respiriamo. Le case in cui viviamo spesso esalano silenziosamente inquinanti pericolosi come formaldeide, ammoniaca, benzene, che provengono da vernici, detersivi, fumi, pareti, materiali plastici ecc. La formaldeide, ad esempio, è prodotta dal fumo di sigaretta, dal gas dei fornelli, dai sacchetti di plastica, dagli abiti di tintoria, da smalti e vernici, stoffe, tendaggi. Xilene e toluene invece nascono da schermi di computer, fotocopiatrici, adesivi. Il benzene, infine, ancora dal fumo di sigaretta e dalla benzina verde. Ammoniaca in eccesso può poi provenire da bagni e detersivi.
La "sindrome da edificio malato" è una realtà, che può essere combattuta con un tocco di verde.

Felce di Boston (Nephrolepis exaltata) 
È in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. È inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.

Rimuove al tasso di 19 microgrammi/ora xilene e toluene dai nostri ambienti. È una palmetta molto elegante (ricorda vagamente la Kentia e la Chamaedorea) che riempie con delicatezza un angolo della casa.
Pianta umile e modesta, dai bei fiori bianchi e dalle notevoli esigenze idriche (qualcuno la usa anche negli acquari), che ha capacità di depurazione ambientale notevolissime. Rimuove 19 microgrammi/ora di acetone dall'ambiente, ma anche 13 microgrammi di metanolo, 7 di benzene, 5 di ammoniaca e 3 di formaldeide. Fate un regalo alla vostra stanza!

Leader nella purificazione da ammoniaca è il generoso anturio (10 microgrammi/ora rimossi). Questa bella pianta dal fogliame lucido e dai brillanti fiori rossi cerati, ha anche buona attività su xilene e toluene (8 microgrammi).

Un tronchetto molto elegante (nella varietà bicolor e tricolor) che ha anche ottime capacità di depurazione. Rimuove infatti 10 microgrammi/ora di xilene e toluene, 8 microgrammi di formaldeide, e altri inquinanti minori.

Questa semplice e resistente ricadente dalle foglie bianco-crema, che può stare in una ciotola anche accanto al computer, può assorbire fino a 12 microgrammi/ora di formaldeide. Semplice, bella ed efficace.

Questa palmetta nana, veramente resistentissima a qualunque maltrattamento, e adatta anche ad ambienti poco illuminati, assorbe 6 microgrammi/ora di ammoniaca. Da tenere in bagno per chi fa uso esagerato di pulenti.

Falangio variegato  (Chlorophytum comosum "vittatum") 
Questa robustissima piantina ricadente "da ciotola", con le foglie lunghe e appuntite bianco-variegate, si adatta veramente ad ogni ambiente e cura. Si riproduce con grande facilità. Questa liliacea si impose all’attenzione del mondo nel 1984 quando la NASA pubblicò i primi risultati dei suoi studi, per la sua grande capacità indifferenziata di assorbimento di inquinanti ambientali negli ambienti chiusi (per esempio 7 microgrammi/ora di formaldeide).

Se avete un ambiente con pochissima luce e poca acqua disponibile e volete tenervi lo stesso una bella pianta, l'Aglaonema fa per voi. Una pianta robustissima ed elegante, con la speciale caratteristica di incrementare nel tempo la sua capacità di assorbimento di tossine se esposta per tempi lunghi ad ambienti inquinati (tra cui, ad esempio, 7 microgrammi/ora di formaldeide). Se vi manca il pollice verde, ecco la pianta che fa per voi.

Questa pianta di semplicissima cura (ci si può quasi dimenticare che esista) è anche dotata di una caratteristica anomala. Al contrario della maggior parte delle piante, anche durante la notte continua a svolgere una leggera attività di sintesi, producendo quindi ossigeno e assorbendo anidride carbonica. Adattissima per stanze affollate o spesso chiuse.

La più conosciuta tra le piante d'appartamento (qui nella splendida varietà a foglie d'oleandro), è anche una buona consumatrice di formaldeide (12 microgrammi/ora). Non è adatta a chi ha il "pollice nero", infatti richiede un ambiente costantemente umido e buone e costanti irrigazioni. Non sopporta il freddo, né il secco. 

                 giardinaggio.it
leggi anche UN RIMEDIO ALL'INQUINAMENTO DOMESTICO DEPURIAMO L'ARIA VIZIATA

mercoledì 15 dicembre 2010

My Toxic Baby

In questo  documentario di denuncia, a volte anche divertente, la regista Tiger Spirit, vincitrice del prestigioso premio canadese  Donald Brittain Gemini, illustra la sua ricerca di una maniera sicura, sana ed economica per tirar su la sua bambina in un mondo pieno di minacce tossiche per condurre, nonostante ciò, una vita normale. 
Anche se la neo-mamma Min Lee Sook, ha  nutrito al seno la figlia dalla nascita, ha usato pure il biberon, solo finchè non ha scoperto che questo rilasciava una sostanza chimica collegata a gravi disfunzioni e malattie. Questo mette in moto un percorso che rivela i pericoli nascosti nei saponi da bagno per neonati, nelle creme per dermatite da pannolino, nei giocattoli
per la dentizione e di molti prodotti di uso quotidiano di un settore in gran parte non regolamentato dalla legge. Per Lee, vengono a galla anche i rischi insiti nelle nostre case e nei contaminanti chimici che abbiamo in corpo. 
La sua ricerca ci presenta altre persone, incluse le madri che allattano e i genitori che aiutano a costruire il sistema immunitario naturale dei più piccoli, che sono alla ricerca personale di scelte alternative per trovare modi più sani ed ecologici per far crescere i loro figli. 
Opera di grande efficacia, MY BABY TOXIC accende i riflettori sulle scelte non pericolose che sono disponibili nel nostro mondo saturo di prodotti chimici e sottolinea ulteriormente la particolare importanza che il rischio ambientale ha per le donne.
My Toxic Baby
Un film di Min Sook Lee
Canada, 2009, 46 minutes, Color, DVD
Fonte: Women Make Movies

martedì 14 dicembre 2010

Allarme pesticidi


VIDOR. «Pesticidi Cancro e Salute» il tema al centro del workshop a Vidor. Il convegno, giunto alla terza tappa dopo Conegliano e Pieve di Soligo, aveva lo scopo di sensibilizzare la popolazione, ma soprattutto i viticoltori sull'utilizzo dei pesticidi in agricoltura e sui danni alla salute che possono provocare. I quattro relatori si sono alternati discutendo tre temi fondamentali: il dottor Gustavo Mazzi, presidente dell'associazione medici per l'ambiente del Friuli, ha sottolineato come dal 2007 al 2009 l'incidenza dei tumori all'interno della Usl 7 abbia avuto una crescita media del 5% all'anno, portando le diagnosi per neoplasie maligne da una ogni 24 abitanti nel 2007 a una ogni 22 nel 2009, a fronte di una crescita delle vendite di pesticidi tra il 2007 e il 2008 del 20%. Dopo l'intervento del dottor Mazzi, Luciano De Biasi, un viticoltore che ha deciso di abbracciare la produzione biologica, ha spiegato come sia possibile abbandonare l'uso dei prodotti chimici utilizzando, per la protezione dell'uva, soltanto zolfo e rame. L'ultimo intervento, prima delle domande del pubblico, aveva lo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla vicinanza dei vigneti alle scuole, agli asili e alle abitazioni, esponendo i bambini - molto più sensibili degli adulti - ai pesticidi nebulizzati sulle colture, ed è stato di Luciano Bortolamiol presidente dell'associazione Martin Pescatore.

di Stefano Baratto
Fonte: la tribuna di Treviso
Leggi anche: Pesticidi? NO, Grazie!             
             L'uso dei pesticidi e la biodiversità
             

lunedì 13 dicembre 2010

Pensateci bene prima di regalare un profumo!

...gli esteri di ftalato ed i muschi sintetici sono due prodotti chimici artificiali tossici contenuti in parecchi profumi.
È riconosciuto che questi prodotti chimici sono dannosi alla salute e possono causare danni irreversibili una volta che vengono inalati o assorbiti attraverso la pelle.
"Questo avvelenamento non è occasionale ma, bensì, cronico; queste sostanze chimiche rimangono nel nostro organismo e si accumulano nei tessuti grassi di tutti gli organismi viventi" ha aggiunto.
Lo ftalato, ha detto De la Cruz, come è stato accertato, ha effetti dannosi sul DNA, sullo sperma, sui polmoni, sul fegato e sui testicoli.
L'accumulazione nei tessuti dei muschi sintetici può causare danni al fegato e queste molecole possono attaccare i tessuti viventi, inibire le funzioni cerebrali e la comunicazione ormonale. 
I muschi artificiali trovati nei tessuti grassi umani sono stati riconosciuti responsabili dell'indebolimento del sistema immunitario". 

Fonte: profumo.it

venerdì 10 dicembre 2010

Mercurio: le limitazioni imposte dall'UE non bastano, serve uno strumento legislativo globale

"La Commissione europea riesamina la strategia UE sul mercurio, che interessa la maggior parte degli aspetti relativi al suo ciclo di vita e che ha la finalità principale di ridurre i livelli di mercurio per quanto attiene sia all'esposizione umana, sia all'ambiente."


"Per quanto riguarda la domanda di mercurio nei prodotti, i lavori in corso proseguiranno in merito all'ampliamento delle restrizioni alla commercializzazione di determinate apparecchiature contenenti mercurio a ulteriori apparecchiature utilizzate nel settore medico, in particolare gli sfigmomanometri, nonché ad altre di impiego professionale e industriale.

La Commissione osserva in particolare la necessità di approfondire la questione dell'amalgama dentale, e intende pertanto avviare nel 2011 uno studio per valutare la questione in maniera più approfondita in merito a tutti gli aspetti del relativo ciclo di vita.
Altro aspetto esaminato è quello dell'azione internazionale perché per la Commissione è una priorità per gli anni a venire. Del resto il problema del mercurio ha portata mondiale e la mera legislazione interna dell'UE non può essere in grado di garantire una tutela efficace del cittadino europeo. Per questo la Commissione intende intensificare le trattative per la creazione di uno strumento mondiale giuridicamente vincolante sul mercurio sotto il controllo dell'Unep."

giovedì 9 dicembre 2010

TEMPI LUNGHISSIMI PER OTTENERE UNA DIAGNOSI DI MALATTIA RARA



"Un paziente su dieci affetto da una malattia rara deve aspettare dieci anni prima di ottenere una corretta diagnosi e la giusta terapia, quando è ancora possibile. E una persona su due passa per anni da un medico all'altro che gli attribuisce malattie che non ha. 

È il risultato di una ricerca su 600 malati dell'organizzazione non profit inglese Rare Disease UK. Secondo i risultati, il 20% convive per 5 anni con la malattia prima che sia individuata e il 26% riceve una diagnosi giusta in 3 mesi."
fonte: Sanità news malattie rare

In Italia, l'MCS, vista l'alta incidenza sulla popolazione, non è una malattia rara, ma, sono rari i medici che fanno la diagnosi.

martedì 7 dicembre 2010

A che punto è il riconoscimento dell'MCS in Italia?

"L'iter del riconoscimento della patologia a livello italiano, è sicuramente in atto,
dal momento che diverse sono state negli ultimi anni, e di recente, le interrogazioni parlamentari e le proposte di legge da parte di opposti schieramenti politici, a dimostrazione dell'interesse trasversale che esiste nei confronti di una patologia di tal genere. ll riconoscimento della malattia è stato ottenuto attualmente in quattro Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Abruzzo e Lazio). Le proposte di legge che sono state avanzate, intendono rispondere alle esigenze dei malati di MCS, riconoscendo loro una disabilità "ambientale", paragonabile a una condizione di "invalidità motoria", che toglie al malato ogni possibilità di scambio sociale, in quanto tale patologia non gli permette di accedere a luoghi pubblici, lavorare se non in condizioni "bonificate", nemmeno entrare negli ospedali in caso di bisogno perché potrebbe reagire anche ai disinfettanti e ai detersivi usati per le pulizie e ai prodotti personali profumati indossati dal personale e dagli altri pazienti. Purtroppo non è dato di conoscere quali saranno i tempi dell'iter legislativo a livello nazionale, infatti, il Ministero della Salute si è di recente attivato nel richiedere all'Istituto Superiore della Sanità un gruppo di lavoro di esperti sul tema che ha prodotto un documento su cui è stato chiesto successivamente parere al Consiglio Superiore della Sanità il quale ha però ritenuto non vi siano, al momento, elementi validi per l'inserimento della Sensibilità Chimica Multipla nell'elenco delle malattie rare.
Con riferimento a centri preposti per la cura, è possibile chiedere alla propria ASL, tramite la richiesta di un medico italiano, il rimborso delle terapie da eseguire presso centri esteri di alta specializzazione o da eseguire a domicilio con l'ausilio di esperti stranieri. L'Azienda sanitaria locale provvede, secondo modalità stabilite dalla Regione, alla trasmissione della domanda e della documentazione al Centro di Riferimento Regionale (CRR) territorialmente competente. Le ASL, per altro, hanno l'obbligo di informare il cittadino circa le strutture sanitarie di alta o altissima specializzazione esistenti in Italia idonee a fornire, per le patologie lamentate, le stesse prestazioni specialistiche richieste e praticate all'estero."

domenica 5 dicembre 2010

Piombo e solventi: causa di disfunzione erettile

Il fatto che le condizioni ambientali e il tipo di attività quotidiana possano alterare la capacità erettile negli uomini è condiviso dagli specialisti già da tempo. Supportano questa ipotesi numerosi studi epidemiologici e ricerche biomediche.
Secondo il Journal of Andrology, che riporta uno studio che si è concentrato su alcune sostanze chimiche, sono diversi i componenti ambientali tossici, come il piombo, i solventi organici e i pesticidi, che minacciano la capacità erettile.
Il meccanismo grazie al quale le sostanze nocive influiscono negativamente sull’erezione passa attraverso il sistema nervoso e ormonale. 

giovedì 2 dicembre 2010

Reach: terminata la registrazione obbligatoria delle sostanze chimiche più pericolose

Dal 1° dicembre è vietato produrre e importare prodotti che non siano stati registrati presso l'Agenzia europea per la chimica (Echa) entro il 30 novembre.
"In particolare si tratta di prodotti a maggior rischio per effetti cancerogeni, mutamenti genetici e tossicità sul sistema riproduttivo. «Reach è un eccellente esempio di politica industriale integrata capace di dare priorità alla competitività e allo sviluppo sostenibile nel quadro della strategia Ue 2020» ha commentato il commissario all'industria Antonio Tajani.
Le domande presentate a Echa sono state 24.675 e ora, attraverso l'obbligo di registrazione, le aziende che trattano prodotti chimici sono tenute ad essere a conoscenza dei rischi che corrono e in teoria dovrebbero essere attrezzate per poterli prevedere ed affrontare. «Nei prossimi anni - ha dichiarato il commissario all'ambiente Janez Potocnik - le conoscenze acquisite grazie a Reach porteranno a ulteriori progressi nella sicurezza, a un minore inquinamento chimico, a scelte più "verdi" da parte di consumatori e imprese e, in generale, a un ambiente più pulito».
Altre scadenze importanti fissate dal programma Reach per la registrazione dei prodotti pericolosi sono previste al 1 giugno 2013 e al 1 giugno 2018."
Fonte: greenreport
Leggi anche: REACH in breve

mercoledì 1 dicembre 2010

MCS & GIUSTIZIA

Biblioteca Centralizzata di Medicina e Chirurgia
 Polo biologico
Il 10 NOVEMBRE 2010 si è tenuto a Torino un incontro su
 MCS & GIUSTIZIA
E ALTRE  PATOLOGIE AMBIENTALI
Conoscere e combattere i nemici invisibili,
figli del progresso e della congiura del silenzio
a cura del Professor Giancarlo Ugazio

martedì 30 novembre 2010

Ambiente incontaminato o crescita economica? L’Europa può averli entrambi!

L'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) ha pubblicato oggi la sua quarta relazione "L’ambiente in Europa - Stato e prospettive" (SOER 2010), una valutazione esauriente di come e perché sta cambiando l'ambiente in Europa e di cosa stiamo facendo a riguardo. SOER 2010 conclude che un approccio completamente integrato, volto a trasformare l'Europa in un'economia verde ed efficiente sotto il profilo delle risorse, può garantire un ambiente sano, nonché promuovere la prosperità e la coesione sociale.

Dalla nuova valutazioneendell'AEA emerge che la domanda globale di risorse naturali per l'alimentazione, l'abbigliamento, l'alloggio e il trasporto della popolazione è in aumento. Questa domanda crescente di capitali naturali esercita una pressione sempre maggiore sugli ecosistemi, sulle economie e sulla coesione sociale in Europa e nel resto del mondo. La relazione SOER 2010 conferma tuttavia che in Europa politiche ambientali valide continuano a migliorare l'ambiente senza compromettere il potenziale di crescita.
"Sia in Europa, sia sull'intero pianeta, consumiamo più risorse naturali di quanto sia ecologicamente sostenibile. Il cambiamento climatico è finora il segno più evidente di instabilità, ma una serie di tendenze a livello mondiale fanno presagire rischi sistemici maggiori per gli ecosistemi in futuro. La natura della crisi finanziaria in corso dovrebbe fornirci un elemento di riflessione" afferma la prof. Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA.
Per una svolta radicale in favore di un'economia verde efficiente sotto il profilo delle risorse è necessario che tutte le risorse ambientali (la biodiversità, il suolo, il carbonio, i fiumi, i mari e l'aria che respiriamo) siano prese pienamente in considerazione nelle decisioni relative alla produzione, al consumo e al commercio globale.
"Non esistono facili soluzioni; i legislatori, le imprese e i cittadini devono collaborare per trovare modi alternativi che consentano di sfruttare le risorse in modo più efficiente. Le premesse per le iniziative future esistono: il compito primario è favorirne il consolidamento e lo sviluppo" conclude Jacqueline McGlade.
SOER 2010 evidenzia inoltre una maggiore comprensione dei legami esistenti fra il cambiamento climatico, la biodiversità, l'uso delle risorse e la salute umana, e del modo in cui strumenti quali la pianificazione del territorio, la riforma fiscale ecologica, la prevenzione dell’inquinamento, il principio di precauzione e la contabilità delle risorse possono sostenere un approccio per la loro gestione basato sul capitale naturale.